E se un giorno un drone...


Una decina di anni fa, gli Stati Uniti avevano un monopolio virtuale sul droni (veicoli aerei senza equipaggio: UAV ). Oggi non è più così!

Secondo i dati forniti dalla New America Foundation, più di 70 paesi ora sono in possesso di un certo tipo di drone, anche se solo un piccolo numero di quelle nazioni possiede aerei droni armati.

L'esplosione della tecnologia drone promette di cambiare il modo in cui le nazioni conducono la guerra e minaccia di iniziare una nuova corsa agli armamenti a cui i governi guardano con interesse per controbilanciare i loro avversari.


Alla fine del mese scorso, la Cina ha annunciato che avrebbe utilizzato dei droni di sorveglianza per monitorare un gruppo di isole nel Mar Cinese meridionale, quelle di cui si parla tanto in questi giorni, le Diaoyutai Islands, che sono controllate dal Giappone, che sono però rivendicate anche da Pechino e Taipei (Taiwan).


Nell'agosto del 2010, l'Iran ha presentato quello che sosteneva essere il suo primo drone armato. E qualche giorno dopo, il capo militare del paese, il generale Amir Ali Hajizadeh, ha rivelato i dettagli di un nuovo drone a lungo raggio che, a suo dire, poteva volare a 2.000 km (1.250 miglia), il cui scopo, naturalmente, avrebbe messo in allerta Israele.

Ma senza un quadro internazionale che disciplina l'uso degli attacchi dei droni, gli Stati Uniti stanno creando un pericoloso precedente per le altre nazioni con i loro programmi su droni aggressivi e segreti in Pakistan e nello Yemen, che potrebbero utilizzare per eliminare sospetti membri di al Qaeda e dei loro alleati.

Proprio come il governo degli Stati Uniti giustifica i suoi attacchi dei droni argomentando che è in guerra con Al Qaeda ed i suoi affiliati, si potrebbe immaginare che l'India in un futuro non troppo lontano potrebbe lanciare tali attacchi contro i presunti terroristi del Kashmir, e la Cina potrebbe colpire i separatisti Uighur nella Cina occidentale o l'Iran potrebbe attaccare i nazionalisti Baluchi lungo il suo confine con il Pakistan.

In effetti, già nel novembre 2010 la Cina ha preso gli Stati Uniti di sorpresa, presentando allo Zhuhai Air Show, 25 modelli di droni, alcuni dei quali erano equipaggiati con la capacità di sparare missili.


Non ci è dato sapere quanti sono i droni operativi della Cina e quanti di loro sono ancora in fase di sviluppo, ma la Cina è intenzionata a mettersi al passo con l'arsenale drone degli Stati Uniti che è in rapida espansione.


Quando il presidente George W. Bush ha dichiarato la "guerra al terrore" 11 anni fa, il Pentagono aveva meno di 50 droni. Ora ne ha circa 7.500.


Il primo attacco armato di un drone americano si è svolto a metà novembre del 2001 e ha ucciso il comandante militare di al Qaeda, Mohammed Atef, in Afghanistan. Da allora, la CIA ha utilizzato droni dotati di bombe e missili centinaia di volte per colpire sospetti militanti in Pakistan e nello Yemen.


Solo Stati Uniti, Regno Unito e Israele sono noti per aver lanciato attacchi di droni contro i loro avversari, anche se gli altri membri della International Security Assistance Force in Afghanistan, come l'Australia, hanno "preso in prestito" droni da Israele per utilizzarli nella guerra che c'è da quelle parti.

La tecnologia drone sta proliferando rapidamente. Uno studio dello scorso anno ha stimato che ci sono circa 680 programmi attivi di sviluppo droni gestiti da governi, imprese e istituti di ricerca in tutto il mondo, a fronte di appena 195 nel 2005.


Nel 2010, la General Atomics statunitense ha ricevuto licenza di esportazione per vendere versioni di droni disarmati Predator in Arabia Saudita, Egitto, Marocco ed Emirati Arabi. E nel mese di marzo, il governo degli Stati Uniti ha accettato di fornire l'Italia di sei droni Reaper (precedentemente chiamato Predator B), ma ha rifiutato la richiesta dalla Turchia per l'acquisto di droni Predator armati.

Un funzionario del ministero della Difesa della Turchia ha detto in luglio che la Turchia prevede di armare un drone sperimentale di propria produzione nazionale, Anka (Phoenix).

Ma è la Israeli Aerospace Industries, di proprietà statale, il più grande esportatore mondiale di droni e tecnologia drone, che ha venduto a diversi paesi, come la Nigeria, Russia e Messico.

La costruzione di droni, in particolare droni armati, richiede una tecnologia sofisticata e armi specifiche, ma i governi sono sempre più disposti a investire il tempo necessario e il denaro per acquistare o sviluppare droni armati, considerati ormai come parte integrante della guerra moderna.

Svezia, Grecia, Svizzera, Spagna, Italia e Francia stanno lavorando ad un progetto comune attraverso imprese aeronautiche e sono nelle fasi finali di sviluppo di un prototipo avanzato di drone armato chiamato Dassault nEUROn: UCAV (Unmanned Combat Air Vehicle), dal quale la Francia intende derivare droni armati per l'aeronautica.

E le autorità pakistane hanno cercato a lungo convincere gli Stati Uniti di dar loro droni armati Predator, mentre l'India possiede un drone israeliano armato progettato per rilevare e distruggere i radar nemici.

E fin qui, tutto rientra nella obrobriosa, talvolta necessaria logica militare. E se un giorno un drone finisce in mani sbagliate? 

Il pensare che già oggi è possibile acquistare un piccolo drone su Amazon per 250 dollari (con un extra di 3,99, lo si può avere già il giorno successivo)... be', è un'altra cosa! 

Un aggeggio del genere in mano a qualche brillante perversa e bacata giovane mente potrebbe però partorire qualche grosso problema! 

Affinchè la tecnologia del drone diventi più accessibile, è solo una questione di tempo! E si può immaginare un giorno in un futuro non troppo lontano che droni armati vengano utilizzati per risolvere conflitti personali.

Dato i costi relativamente bassi di droni - già molto più convenienti che i costi di un jet da combattimento e di addestramento, i droni armati giocheranno un ruolo chiave nei futuri conflitti.

Probabilmente, prima che la situazione scappi di mano, con conseguenze gravissime, è giunto il momento di  affrontare una sorta di convenzione internazionale sul quadro giuridico che circonda l'uso di tali armi, che promette di modellare la guerra del futuro, come è stato  per i carri armati e i bombardieri nel corso del XX secolo.

Post liberamente tratto da una articolo di Peter Bergen, analista della sicurezza nazionale della CNN, è direttore del programma nazionale di studi di sicurezza presso la New America Foundation, 






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