La tropicalizzazione del nostro clima

Clima impazzito, grandine, raffiche di vento improvvise, raccolti andati a ramengo, coltivazioni distrutte.

In Emilia Romagna il raccolto di un anno di pomodori, mais, meloni angurie praticamente distrutto.

Il nostro clima va sempre più somigliando a quello dei paesi caldi. Negli ultimi tempi le piante tropicali hanno subito un aumento di crescita anomalo rispetto alle piante mediterranee che invece seguono il loro iter tradizionale. Ad esempio, un tipo di peperoncino di origine tropicale ha subito una crescita rispetto ad un peperoncino tradizionale decisamente superiore. Segnali quotidiani, quasi impercettibili ma a detta degli esperti sufficienti per comprendere come il nostro clima si va tropicalizzando. Indicatore numero uno sono piante fiori arbusti, indicatore numero due è il tempo: temporali di forte intensità e ondate di calore particolarmente lunghe e durature.

Mutato è anche il modo in cui piove poiché le precipitazioni giornaliere tendono a manifestarsi, più che nel passato, con rovesci più intensi e localizzati nello spazio. Ecco perché sulle grandi città della penisola, complice anche l’aumentata intensità delle isole urbane di calore, i nubifragi negli ultimi 20 anni hanno subito un forte incremento. Non così comunque per gli uragani, tipici delle zone tropicali. Quello che noi abbiamo sono degli eventi che hanno alcune caratteristiche simili ma che sono decisamente più moderati.

E' comunque nel mare dove la virata di fauna e flora verso i paesi del sud del mondo a  presentare segnali di tropicalizzazione più evidenti. Ciò è dovuto in particolar modo al traffico delle grandi navi che solcano i nostri mari e che ogni giorno trasportano 10 milioni di tonnellate di acque di zavorra, quelle che servono a stabilizzare, e insieme all'acqua anche pesci e alghe mai visti. Sono stati stimati che nel Mare Nostrum sono entrate almeno 700 specie aliene, provenienti da altri mari. Tra gli ospiti più numerosi che ci hanno invaso c'è anche il barracuda che si è riprodotto a dismisura nei nostri mari. Al momento però, tranquillizzano gli esperti, non è aggressivo.

Immagine: alcustom.it

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