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Una specie invasiva minaccia l'Amazzonia


E se le termiti sono valenti costruttori ingegneristici, non altrettanto si rivelano le cozze d'oro in Amazzonia, dove sono divenute una specie invasiva

Recentemente, gli scienziati stanno notando l'effetto enormemente distruttivo delle cozze d'oro cinesi sugli ecosistemi fluviali del Sud America.

Le cozze o mitilo dorato ( (Limnoperna fortunei) sono arrivate su navi da carico cinese nel 1990, e il piccolo mollusco ha invaso gran parte dei corsi d'acqua del Sud America. Finora, il Rio delle Amazzoni è rimasto indenne, però gli scienziati temono che sia solo questione di tempo prima che questi molluschi invadano il possente fiume.

Questa specie distruttiva viene tenuta a bada a 1.200 miglia (2.000 chilometri) di distanza dal Pantanal, dove da tempo é diventata una piaga ambientale. Considerando però che le loro larve si attaccano alle barche e agli scafi di navi che vengono trasportate via terra per l'Amazzonia, gli scienziati temono che questi organismi invasivi possono raggiungere il fiume aggrappati agli scafi in qualunque momento.

Il mitilo dorato prolifera rapidamente e non ha naturali predatori nei suoi habitat conquistati.

Questi organismi distruttivi si nutrono aspirando acqua e filtrando plancton e altri microscopici frammenti di vita animale e vegetale. La loro proliferazione può alterare i livelli di azoto e fosforo nell'acqua (intasare le tubazioni, dighe, e qualsiasi altro condotto idraulico) producendo fioriture di alghe tossiche e altri organismi nocivi per lo sviluppo in ecosistemi acquatici.

Secondo Steve Hamilton, professore di ecologia presso la Michigan State University, "Se vi è solo un litro (di acqua) nel fondo di una barca che si mette a rimorchio e viaggia via terra per un nuovo sistema fluviale, potenzialmente può tenere aggrappati a se centinaia o addirittura migliaia di larve microscopiche in un nuovo corpo idrico. "

Ora, una ventisettenne dottoressa dell'Università Federale di Rio de Janeiro, Marcela Uliano da Silva (nella foto a lato), mira a creare un virus in grado di colpire il genoma delle cozze e renderle sterili, impedendo loro la riproduzione e l'allevamento in altre acque."Se ci riusciamo, sarebbe una grande cosa, ovviamente, da un punto di vista economico, ma anche per proteggere la biodiversità," ha detto la ricercatrice. L'unico problema è che la creazione del virus che combatte le cozze d'oro può richiedere circa quattro anni mentre la minaccia che incombe sul sistema acquifero dell'Amazzonia è un problema d'affrontare rapidamente.

Immagini: dailysciencejournal.com  - www.charlotteobserver.com/

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