Mount Tambora: come andò, in realtà, l'eruzione più distruttiva della storia dell'umanità


E' stata l'eruzione più distruttiva della storia dell'umanità. Ne abbiamo parlato brevemente nel post "Le 10 più terribili catastrofi naturali della storia".  Ora vi inseriamo il presente post.

Ripercorriamo ora una una recente rivisitazionee del disastro: Tambora: The Eruption that Changed the World, di Gillen D’Arcy Wood,  il quale mostra effetti planetari così estremi che molte nazioni e comunità ebbero a subire carestie infinite, malattie, disordini civili e declino economico. Coltivazioni disastrose a livello globale.

Gli effetti della massiccia eruzione vulcanica del 1815 del vulcano Tambora (Mount Tambora) si sono fatti sentire in tutto il mondo per anni. Nell' aprile del 1815, la più potente esplosione vulcanica mai avvertita prima ha scosso il pianeta in una catastrofe
talmente vasta che 200 anni più tardi, i ricercatori stanno ancora cercando di comprendere le sue ripercussioni. Un ruolo, che ora si è in grado di comprendere, nel gelo, nel collasso agricolo e nelle pandemie globali, che diede luogo anche a celebri mostri.

Intorno alle lussureggianti isole delle Indie orientali olandesi, attuale Indonesia, l'eruzione  del Mount Tambora uccise decine di migliaia di persone. Esse furono bruciate vive o uccise dai costoni di roccia, o morte in seguito di fame perché le pesanti ceneri avevano soffocato le colture.

Ancora più sorprendente, hanno scoperto i ricercatori, che la gigantesca nube di minuscole particelle sparse attorno al globo, bloccò la luce del sole e produsse tre anni di raffreddamento planetario. Nel mese di giugno del 1816, una bufera di neve si abbattè su New York. Nel luglio e nell'agosto, gelate killer nel New England hanno devastato le aziende agricole. I chicchi di grandine hanno martellato Londra per tutta l'estate.

"L'anno senza estate", così venne chiamato quello del 1816: diede vita non solo a quadri di tramonti infuocati e cieli tempestosi, ma anche a due generi di narrativa gotica. Da allora, Frankenstein e il vampiro sono entrati nella grande arte e nella letteratura. Da allora, "lo strascico del genere sulla carta", ha detto Wood, professore d'inglese presso l'Università dell'Illinois "risale ancora a Tambora".

La gigantesca esplosione - 100 volte più grande di quella
catastrofica eruzione del 18 maggio 1980, del Mount St. Helens, l'evento vulcanico più mortale ed economicamente più distruttivo nella storia degli Stati Unitie la conseguente coltre su tutto il mondo, é stata sempre più oggetto di studio nel corso degli anni così che gli scienziati hanno cercato di comprendere non solo il passato climatologico del pianeta, ma anche le probabilità di tali disastri globali.

Prima che esplodesse, Tambora era il picco più alto in una terra di cime nuvolose. Si trovava in cima all'isola tropicale di Sumbawa, le sue guglie raggiungevano quasi le 3 miglia. A lungo dormiente, la montagna era considerato una casa per gli dei. Nei villaggi sulle sue pendici, e nelle vicine aree agricole crescevano riso, caffè e pepe.

La sera del 5 aprile 1815, secondo i racconti contemporanei, fiamme sparate dalla sua sommità, e il terreno rombante per ore scossero l'intera popolazione. Il vulcano poi tacque.

Cinque giorni dopo, il picco esplose in un assordante boato di fuoco, roccia e cenere bollente che fu sentito centinaia di chilometri di distanza.
Fiumi di roccia ardente correvano giù per i pendii, distruggendo foreste tropicali e villaggi. Giorni dopo, continuò ad imperversare e i suoi effetti fecero crollare la montagna, che diminuì improvvisamente la sua altezza di un miglio.

Nella zona furono stimati 100.000 morti. Sumbawa non si riebbe più.

Le ripercussioni furono globali, ma quelli dall'altra parte del mondo, non si rendevano conto che l'eruzione era la fonte della morte diffusa e del caos che affrontarono. Ciò che è emerso è folklore regionale.

Nel New England  il 1816 si chiamò"eighteen hundred and froze to death." I tedeschi chiamarono il 1817 anno del mendicante. Questi e molti altri episodi locali sono rimasti sconosciuti o non collegati al terribile evento naturale.

Sono stati gli scienziati che hanno cominciato a cucire insieme il grande quadro, soprattutto il peculiare legame tra vulcanismo ardente e gelo. Un obiettivo generale era di separare la variabilità naturale del clima da quella di origine umana. Uno dopo l'altro, gli studi tornarono nel New England e alla sua fredda estate del 1816.

Wood ha ampliato il ritratto nel suo libro. Esso si é basato su centinaia di pubblicazioni scientifiche nonche la conoscenza di Wood della letteratura del 19 ° secolo per mettere a nudo tre anni di caos planetario, così come le origini dei demoni. "Il mio interesse era quello di capire un evento globale," ha detto Wood in un'intervista, "e che ha significato serio lavoro investigativo in un sacco di archivi sconosciuti."" Cinque anni di inchiesta lo hanno portato in Cina, Europa e India.

Il suo libro ristampa un dipinto a olio del 1816 di Weymouth Bay (a lato), una baia protetta sulla costa meridionale dell'Inghilterra, da John Constable , che d'allora fu come ammaliato dallo studio delle nuvole nei suoi dipinti.

"Ovunque", ha detto Wood, "i venti vulcanici soffiarono duro". Egli ha notato che sia la storia che i modelli del computer parlano di una forte tempesta.

Le particelle ad alta quota nell'atmosfera producevano anche dei tramonti spettacolari, come dettagliati nei dipinti di J. M. W. Turner, sul paesaggio inglese. Il suo rosso vivo nei cieli, ha detto Wood "sembra una pubblicità per il futuro dell'arte".

La storia prende vita in drammi locali, tra cui il più importante per la storia della letteratura la nascita del mostro di Frankenstein e il vampiro umano. Questo è accaduto sul lago di Ginevra in Svizzera, dove alcuni tra i nomi più celebri della poesia inglese si erano ritrovati per una vacanza estiva. 

Insomma, non essendoci i mezzi di comunicazione del secolo XX, le innumerevoli vittime che si ebbero dalla furia di Tambora erano ignari delle radici vulcaniche delle loro situazioni. Più in generale, ha detto Wood, la rivelazione della rovina vulcanica globale - un ritratto 200 anni di lavoro - offre un tipo di meditazione sulla difficoltà di scoprire i sottili effetti del cambiamento climatico, se le sue origini risalgono alla furia della natura o sono sottoprodotti invisibili della civiltà umana.

Fonte articolo www.dispatch.com
By William J. Broad THE NEW YORK TIMES

Immagini: timesofindia.indiatimes.com  - www.amazon.com - www.building-fair.com

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