Esproprio dei Masai: la notizia indigesta


Ci sono notizie che proprio non posso digerire. E questa, in cui si dice che il governo della Tanzania ha ordinato lo sgombero di 40.000 Masai dalla loro casa ancestrale per farne una riserva di caccia per i ricchi emiri di Dubai, proprio non la sopporto. Già digerisco a fatica il fenomeno del land grab, l'accaparramento di terre da parte di multinazionali e governi stranieri per farne terreni che danno cibo, soprattutto per loro, o per farne biocarburanti, e che stanno riducendo il continente nero ad una fiera internazionale dove si "acquista" di tutto: minerali, pietre preziose, petrolio, zanne in avorio di elefanti, rinoceronti, pelli di tigre, animali rari e tanto altro campionario che ora mi sfugge, contraccambiando, invece di un onesto e sonante pagamento in denaro, con un paio di scarpe usate e un paio di pantaloni logori e puzzolenti. 

Adesso, questa notizia mi spingerà a prendere una doppia, tripla dose di un digestivo che non esiste. Dovermi sorbire, come se fosse la cosa più naturale del mondo, la forza del petrodollaro e la prosopopea di tanti emiri e sceicchi, e non solo,, che mina le antiche tradizioni facendo perdere la terra ai Masai per qualche pelliccia e qualche trofeo, in verità, mi fa sentire meschino, forse perchè mi trovo dalla parte sbagliata, geograficamente parlando.

La notizia

Entro la fine dell'anno il popolo dei Masai rischia lo sfratto e deve cercarsi una nuova "casa".

Ai margini del parco di Loliondo, nel cuore dell'Africa, si è deciso d'istituire un corridoio della fauna selvatica destinato al business e allo svago dei reali del Medio Oriente. Per consentire  ad una società degli Emirati Arabi, la Ortelo Business Corporation (OBC), molto vicina alla famiglia reale degli Emirati Arabi Uniti, che da 20 anni organizza safari di lusso e battute di caccia, di svagarsi e fare business, fregandosene di chi vive in quel luogo, le autorità del Paese hanno deciso d'istituire un corridoio verde di 1500 km quadrati. Un'idea affaristica, quantomeno in linea coi tempi che corriamo, ma del tutto inaccettabile.

Gli ambientalisti hanno accusato il governo di rinnegare la promessa fatto lo scorso anno facendo marcia indietro sui piani che una forte opposizione pubblica globale era riuscita a fermare.

I Masai, a cui è stato ordinato di lasciare le loro terre tradizionali entro la fine dell'anno, sono una tribù semi-nomade che vive tra il Kenya del sud e la Tanzania settentrionale. Una volta era considerato un popolo guerriero, adesso la loro vita è incentrata sul bestiame, che è la fonte primaria di cibo e motivo di ricchezza e successo. Dicono che le terre intorno a Loliondo sono cruciali per il pascolo, che permette loro di mantenere lo stile di vita tradizionale. La vendita del territorio influenzerà le condizioni di vita di 80.000 persone.

La cruda decisione del governo della Tanzania porrebbe un grosso problema ad una popolazione che da decenni conduce attività di pascolo nel territorio di Lorondo, lungo il confine con il Kenia, e a cui verrebbe negato per sempre il passaggio all'interno del corridoio.

Forse per dare una parvenza meno carognosa e per calmare gli animi di chi si oppone a certe indecenze etiche e morali, all'accordo originale, certamente partorito da menti eccelse, è stato fatto un'aggiunta: per compensare l'abbandono dalle terre dei Masai, dove sono sepolti i loro cari, offrendo loro la fantasmagorica cifra di 1 miliardo di scellini (464 mila e 323 euro, all'incirca 600 mila dollari), incanalata in progetti di sviluppo.

L'ultima parola su questa scellerata presa di posizione spetterà al Primo ministro della Tanzania Mizengo Pinda, che si riunirà con i rappresentanti dei Masai a Dodoma, capitale della Tanzania, in settimana.

Immagine: www.dailymail.co.uk



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