Lo shale gas e la rivincita americana

All'inizio del suo mandato presidenziale, quattro anni fa, Barak Obama sponsorizzò con grande enfasi l'impiego delle energie rinnovabili a discapito di quelle fossili. A dargli una mano in questa sua decisione ci fu il disastro della Bp nel Golfo del Messico e il fatto che le trivellazioni petrolifere sono sempre più difficili da portare avanti. Sul suo cammino però, del tutto imprevisto, si è fatto strada lo shale gas, un "gas non convenzionale" - che comprende il gas di scisto estratto tramite un processo chiamato “fracking” ovvero fratturazione idraulica.

Sullo shale gas, tuttavia ci sono diverse opinioni sulla pericolosità delle sue emissioni. Per la maggioranza degli esperti sia lo shale gas che il carbone a livello di nocività sull'ambiente e sulle emissioni si equivalgono.

Al riguardo c’è molta confusione, ma recentemente sono stati condotti nuovi studi da L. M. Cathles, del Dipartimento di Scienze della terra e dell’atmosfera della Cornell University di Ithaca, a New York pubblicati su Geochemistry Geophysics Geosystems. Il risultato dei calcoli effettuati da Cathles è che se di punto in bianco togliamo tutto il carbone e lo sostituiamo con lo shale gas abbiamo una riduzione delle emissioni di gas climalteranti di circa il 40%. Tutto questo anche considerando che i pozzi di gas non convenzionale naturalmente perdono metano, che è un gas con un impatto sul clima enormemente superiore alla CO2.

Indi per cui, il fatto che l'abbondanza di shale gas in Nord America va oltre le più rosee previsioni, questa fonte di energia tanto discussa è "pronta per un periodo d'oro", tant'è che la Cina, la cui crescita economica ha causato il bisogno di maggiori risorse, ha bisogno non solo di molte materie prime, ma anche di molta energia che non ha.

Nel 2011, nella regione asiatica la Cina ha rappresentato il 22% di consumo di gas e il 4% della domanda globale. Al momento sembra che la Cina abbia iniziato a far decollare le sue importazioni di gas naturale.

Secondo recenti dati doganali, la Cina per la prima volta importa molto più gas naturale via gasdotto terra di quanto non lo faccia per via mare.

Sembra che la Cina abbia iniziato a far decollare le sue importazioni di gas naturale dall'Eurasia. Un gran numero di nazioni, tra cui Turkmenistan (ha aumentato le spedizioni via pipeline di oltre il 55% a 9,85 milioni di tonnellate nei primi otto mesi dell'anno), Uzbekistan, Kazakistan, Myanmar hanno cominciato a esportare la loro energia in Cina.

Anche gli Stati Uniti si stanno cullando su questi ambiziosi e costosi piani di esportazione di GNL verso l'importante cliente cinese.

In questo contesto il Cremlino sta studiando una contromossa a questo fervente traffico di gas e alcuni sospettano che Mosca sta segretamente finanziando una campagna per far deragliare i piani strategici dell'Occidente.

Immagine: geology.com/