Le balene e il rumore


Gli esseri umani sono molto bravi ad adattarsi ad un habitat urbano e riescono a sopravvivere all'inquinamento acustico e alle polveri sottili.

Perfino gli uccelli si sono adattati alla vita in città e adesso cantano con frequenze più elevate, al fine di contrastare i forti rumori provenienti da auto, aerei e treni. I ricercatori del Max Planck Institute for Ornithology hanno scoperto che i comuni merli a Vienna cantano più forte rispetto alle loro controparti che canticchiano nei boschi fuori delle città e hanno concluso che gli acuti dei loro motivi sono solo un conveniente effetto collaterale degli uccelli ad alzare il volume.

Altre specie però, lontani dalle città chiassose, difficilmente si adattano ai rumori della vita moderna.
Tipo le balene.

Fino a non molto tempo fa, nella profondità degli oceani dove non arriva la luce, il suono particolare emesso dai grandi cetacei, serviva loro per orientarsi nel buio. Rimbalzando sugli ostacoli il canto serviva alle balene per navigare sicure. In pochi decenni però il fondo del mare è diventato chiassoso: esercitazioni militari, esplosioni e trivellazioni per il petrolio e il gas, navi commerciali.

Gli esperti del Noaa, l'organismo che studia la salute degli oceani hanno riassunto il problema in una mappa tinteggiata di colori. Il rosso e l'arancione sono i colori del rumore che copre il blu del mare. Così le balene diventano cieche e sorde. I loro radar vanno in tilt e secondo gli scienziati più pessimisti nuotano verso l'estinzione. Alcuni affermano che ormai 250 mila esemplari sono malati.

Gli Stati Uniti hanno approvato due leggi per limitare l'inquinamento acustico in mare, ma a quanto pare abbassare il volume non è una cosa facile, specialmente quando si tratta di affari militari.

Immagine: marinesciencetoday.com