Il futuro dei REE viene dalle profondità marine

Negli ultimi anni, economisti e geologi cominciano a preoccuparsi che l'offerta mondiale di Metalli delle terre rare (REE) non riesca a stare al passo con la domanda sempre più crescente di Smart phone, iPhone, Blackberry etc... spingendo al rialzo i prezzi delle materie vitali per la produzione di elettronica ad alto consumo.

Ma un nuovo studio, pubblicato questa settimana sulla rivista Applied Geochimica , suggerisce che gli esseri umani potrebbero estrarre metalli delle terre rare dai nodi solidi di ferro e manganese trovati sparsi in abbondanza sul pavimento del profondo oceano.

Gli elementi di terre rare o REE - tra cui scandio, ittrio, praseodimio e disprosio - sono un gruppo di 17 elementi naturali sulla tavola periodica che condividono proprietà chimiche simili. Si utilizzano maggiormente per produrre una varietà di prodotti per la casa, come le lampadine fluorescenti, schermi a cristalli liquidi, lavatrici, macchine fotografiche digitali,  TV a schermo piatto ma anche tecnologie più grandi come pannelli solari, turbine eoliche, macchine a raggi X, auto ibride, sistemi di guida di missili e perfino di razzi nello spazio.

Ciò, ovviamente, ammorbiderebbe e rimetterebbe in discussione la produzione di REE quasi monopolistica dei cinesi, che conta ben più di un terzo delle riserve mondiali. Con buona pace di giapponesi e in particolare di statunitensi, i quali usano i minerali in questione come fondamentali per la difesa: il molibdeno, una delle risorse contrassegnate dalla Casa Bianca, è usato in parti di aerei e missili.

Tuttavia, questa notizia non ci ha colti di sorpresa. Se ne era parlato in Un vecchio palo del 2011, Dal titolo: Oro del XXI Secolo : giacimenti enormi Nei fondali fangosi del Pacifico.

Immagine: www.politico.com