Energia dal moto ondoso: perchè è rimasta indietro?


Tra le energie rinnovabili l'energia del moto ondoso ha sempre suscitato molto interesse. Se l'energia eolica e solare sono decollate negli ultimi 10 anni lo si deve maggiormente ai costi che sono scesi rapidamente e  alla minaccia reale di un cambiamento climatico che ha reso evidente la necessità di passare dai combustibili fossili alle energie rinnovabili. Nel frattempo, numerosi studi hanno concluso che l'energia del moto ondoso - e, in misura minore, l'energia delle maree - potrebbe contribuire al quadro globale con enormi quantità di energia. Ma se l'industria ha fatto progressi, l'energia del moto ondoso (wave power) è rimasta decenni indietro e tuttora si rendono necessari grandi quantità di denaro per la ricerca per poter tentare di recuperare. Non esistono ancora filiere di energia da moto ondoso su scala commerciale. Una installazione su piccola scala è stata operativa al largo delle coste del Portogallo nel 2008 e nel 2009.

Qualcosa di più grande comunque si va muovendo. Ad esempio, nel mese di febbraio, il gigante aziendale statunitense Lockheed Martin ha annunciato una joint venture per creare il più grande progetto di energia delle onde del mondo, un installazione di 62,5 megawatt prevista sulla costa australiana che produrrebbe energia sufficiente per 10.000 abitazioni.

La Scozia, circondata dalle acque agitate dell'Atlantico e del Mare del Nord, è diventata un focolaio di ricerca e sviluppo del moto ondoso, con il governo che lo scorso anno ha approvato un impianto di energia delle onde di 40 - megawatt nelle Isole Shetland.

Sinora la complessità dello sfruttamento di energia del moto ondoso ha proposto una serie di modelli, disegni, anche riguardanti dispositivi montati sul fondo dell'oceano che funzionano in vari modi, anche sfruttando la differenza di pressione di un'onda che passa.
Alcuni dispositivi generano l'elettricità sul posto e trasmettono tramite cavi sottomarini a riva, mentre altri passano l'energia meccanica delle onde lungo terra prima di trasformarla in energia elettrica.

" Forse ancora non abbiamo neanche inventato il miglior dispositivo, " dice a riguardo Robert Thresher, ricercatore presso il National Renewable Energy Laboratory.

Da un punto di vista tecnico operare in mare è molto più difficile che sulla terra. La costruzione di impianti eolici off-shore, per esempio, tende ad essere molto più costosa che costruire parchi eolici onshore. Inoltre, l'acqua salata è un ambiente ostile e ci sono diverse altre complicazioni operative.

Non manca pertanto il pessimista. Come George Hagerman, un ricercatore del U.S. Department of Energy's assessment (PDF)  il quale si esprime dicendo: "Mi piacerebbe essere ottimista, ma non credo che realisticamente lo si possa essere". Operare in mare è molto difficile. Se con il vento si sfrutta l'energia in funzione della velocità, col moto ondoso non c'è solo l'altezza dell'onda, ma anche il periodo dell'onda, e tutto diventa quindi più complicato. Questo, in sintesi il pensiero del ricercatore.

Nonostante ciò,  per le sfide future l'industria sta procedendo, anche se lentamente e sono diversi i progetti pilota in acqua sparsi per il mondo.

Se vuoi saperne di più ti consiglio di leggerti la parte finale a questo link da cui ho estratto la notizia. (in inglese)

Immagine: www.seapower.ie/