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Carbone: il problema esiste e bisogna risolverlo con urgenza.

Dopo più di due secoli dalla Rivoluzione industriale, il carbone produce la metà di tutte le emissioni globali di anidride carbonica.

La Cina brucia più carbone del resto del mondo messo assieme. Tra il 2005 e il 2013, nuove centrali a carbone in Cina hanno aumentato di una volta e mezzo l'intero consumo del secondo consumatore di carbone, gli Stati Uniti. Gli economisti prevedono che entro il 2040, le esigenze di produzione di energia della Cina sarà il 50 per cento più grande di oggi. Ciò porterà le emissioni globali di gas a effetto serra legate all'energia da carbone ben oltre il 60 per cento, neutralizzando gli sforzi compiuti dalla maggior parte degli altri Paesi sulla riduzione delle emissioni. Ma c'è un problema molto più urgente di fronte ai tantissimi cinesi ma anche a tanti altri che vivono nei Paesi in via di sviluppo. Bruciare il carbone emette ossidi di azoto e di zolfo, che insieme al particolato che uccide i polmoni continua ad abbassare decenni di vita a tante persone nel mondo.

Per questo il problema esiste e bisogna risolverlo con urgenza.


Adesso però si sta aprendo un'opportunità storica per cambiare questa immagine terribile. In attesa che le rinnovabili crescono, chi resta competitivo con esse é il gas naturale. Rispetto al carbone, il gas naturale produce metà anidride carbonica, meno di un terzo di ossido di azoto e solo uno per cento di biossido di zolfo. E praticamente senza particolato.

Che il colosso asiatico sta cercando di importare LNG da gas di scisto di BC (British Columbia) è una buona notizia per l'atmosfera terrestre. Ma LNG (gas liquefatto) può solo rallentare la crescita massiccia di energia da carbone della Cina. Ora, secondo la U.S. Energy Information Administration (EIA), la Cina possiede le più grandi riserve del controverso gas di scisto tecnicamente recuperabili del mondo corrispondenti a 1.115 miliardi di metri cubi, quasi due volte di più di quelle che ha il Canada. Queste vaste risorse rimangono però poco sviluppate a causa della fase iniziale della tecnologia di recupero cinese.

Il problema è che la nostra società è stata costruita sulla disponibilità di combustibili fossili a buon mercato, ha detto il professore Bardi all'Università di Firenze, in un convegno al Parlamento Europeo sulla sicurezza energetica europea. Non possiamo semplicemente passare alle rinnovabili come fotovoltaico che, per esempio, non può produrre combustibili liquidi per il trasporto. Serve quindi una nuova infrastruttura per accogliere le nuove tecnologie e questa sarà terribilmente costosa da realizzare. Dobbiamo cercare di fare del nostro meglio, ma non possiamo aspettarci che la transizione energetica – la “energiewende” - sia indolore. D'altra parte, se non ci prepariamo a questa transizione, sarà peggio.

E sebbene è rincuorante il fatto che le fonti pulite stanno pian piano crescendo, contrastando efficacemente il petrolio, non dobbiamo aspettarci grandi miracoli dalle fonti rinnovabili, se non perlomeno tra altri trenta, quaranta anni, ma saranno di enorme aiuto nei tempi difficili che abbiamo di fronte.

Immagini: africagreenmedia.co.za/ - shalegas-europe.eu/

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