Clima: la casa brucia, facciamo il possibile


"Se i due giocatori più importanti sul clima sono in grado di accordarsi da due prospettive molto diverse, il resto del mondo può vedere che è possibile fare progressi reali ". lo ha detto in un comunicato Timothy Wirth, un ex funzionario dell'amministrazione Clinton e attuale vice presidente della Fondazione delle Nazioni Unite.

Negli ultimi 20 anni si sono registrati concreti passi avanti nel contenimento dei gas serra. Per gli esperti, mentre il riscaldamento globale raggiunge livelli non toccati da stratosferici secoli, con conseguente scioglimento dei ghiacci, innalzamento delle acque oceaniche, desertificazione e deforestazione, le grandi potenze industriali si contrastano in ogni modo sui tagli che spetterebbero a ciascuno sulle proprie emissioni. Il sistema, così concepito, ha troppe falle per avere un proseguio.

Gli Stati Uniti se la prendono principalmente con l'onnivoro colosso cinese sempre più assetato di energia, esentato sin qui dai limiti poichè è considerato paese in via di sviluppo ma principale emettitore di gas serra.

Nel recente vertice tra i due grandi capi delle nazioni più influenti del pianeta, il presidente Barack Obama, che ha fatto del cambiamento climatico la parte centrale del suo secondo mandato, ha fissato un obiettivo di riduzione da emissioni di carbonio statunitense entro il 2025 dal 26 al 28 per cento rispetto ai livelli del 2005.

Al solito, Pechino lascia intendere che per decenni i livelli di consumo di energia con le emissioni soprattutto dell'Occidente hanno alimentato la cappa che soffoca il pianeta. Sostenere la crescita per non vedere franare l'economie, bruciare per produrre è la parola d'ordine della Cina e di altri importanti paesi in via di sviluppo.

Sempre al recente vertice, il presidente cinese Xi Jinping ha preso per la prima volta l'impegno per il suo paese di fermare la crescita delle emissioni di carbonio, promettendo che le emissioni cinesi saranno al picco nel 2030, trattenuto in parte dalle fonti di energia rinnovabili come il solare  l'eolico, che andranno a costituirae il 20 per cento del mix energetico cinese. Il paese attualmente assorbe circa l'80 per cento della sua energia dal carbone.

L'imperativo è che bisogna tagliare le emissioni inquinanti per non soffocare, come succede in alcune metropoli cinesi o morire di cancro a quarant'anni, come nelle città fantasma dell'ex Unione sovietica. Una sfida di estrema importanza per il pianeta intero.

Quando nel 1992 a Rio de Jainero si  mise in moto la via del necessario confronto tra le nazioni del mondo, ribadita più convintamente nel 1997 a Tokyo, con l'apporto dell'incisivismo di un attivissimo Al Gore si giunse a porre obiettivi vincolanti di riduzione dei gas serra. Clinton ne fu convinto e firmò ma Bush Jr. qualche tempo dopo si ritirò e il Protocollo di Kyoto è rimasta lettera morta fino al 2005, quando la ratifica di Mosca lo rese operativo. Gli Stati Uniti sono ancora fuori e la Cina, che per ora ne fa parte, non è vincolata ai tagli. In tal modo, con questi due furfanteschi protagonisti che insieme producono colossali emissioni inquinanti, la capsula di gas serra attorno al pianeta continua ad ispessirsi.

Tra pochi mesi, a Parigi la storia avrà un seguito, ci auspichiamo efficace sperando che l 'intesa cino-americana possa aprire la strada ad un nuovo e più efficace accordo globale sul clima.



Immagine: time.com/