Anidride carbonica: meno male che ci sono le foreste pluviali tropicali


Una nuova ricerca degli scienziati del Jet Propulsion Laboratory della NASA sostiene che le foreste pluviali tropicali assorbono molto più anidride carbonica (nota anche come biossido di carbonio o diossido di carbonio) di quanto non facciano le foreste boreali in Alaska, Canada, Siberia, e in altre regioni settentrionali fredde.

Una questione che è sempre stata nella mente degli scienziati del clima e dei biologi è quanta anidride carbonica una pianta assorbe in un dato periodo. I ricercatori della NASA hanno riferito la scorsa settimana nel Proceedings of the National Academy of Sciences che le foreste pluviali tropicali possono assorbire molta più anidride carbonica di quanto precedentemente stimato.

Secondo il rapporto, dei circa 2,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica annua assorbita dalle piante, le foreste pluviali tropicali ne assorbono 1,4 miliardi di tonnellate. Questo è molto più delle stime precedenti ed è più di quello stimato per le foreste boreali che,  tradizionalmente, sono state considerate grandi assorbitori di anidride carbonica.

"Questa è una buona notizia, perché l'assorbimento nelle foreste boreali sta rallentando, mentre le foreste tropicali possono continuare a catturare il biossido di carbonio per molti anni", ha detto l'autore della ricerca David Schimel.

In generale, si ritiene che le foreste assorbono circa il 30 per cento di anidride carbonica
prodotta dalle attività umane, durante il processo di fotosintesi, che converte l'energia luminosa dal Sole in energia chimica. Il nuovo studio sottolinea l'importanza di riconoscere e di massimizzare il vantaggio degli ecosistemi che presentano una elevata capacità di assorbimento di anidride carbonica.
Nuovi elementi di prova dimostrano che gli alberi tropicali possono essere di grande aiuto nel controllo del cambiamento climatico, aggiungendo l'urgenza di ridurre il tasso di scomparsa delle foreste pluviali tropicali.