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Con un nome i tremendi cicloni asiatici diventano più familiari

Gli tsunami non hanno nomi. Dieci anni dopo il terribile tsunami del 2004 in cui sono rimasti colpite le coste di diversi paesi asiatici, tra cui l'India, di quel tragico evento si ricorda solo l'anno della tragedia. Perchè allo tsunami non è mai stato messo un nome, né ai terremoti o alle alluvioni.

Probabilmente alla maggior parte delle persone può sembrare assurdo che si mettano dei nomi alle catastrofi naturali. Eppure è stata pratica comune per un po di anni dare nomi a fenomeni naturali di tipo altamente distruttivo come il ciclone.

Meno di 15 anni fa, poche persone in India associavano i cicloni ai nomi. I cicloni erano solo terribili tempeste che sorgevano nella Baia del Bengala e colpivano, con una sorta di regolarità maligna, le coste di Andhra Pradesh o Odisha o del Bengala Occidentale, o nel vicino Bangladesh. I cicloni sono stati identificati con l'anno della loro comparsa, e ricordati per la devastazione che hanno causato. Ma sono rimasti senza nome. Anche l'apocalittico ciclone che ha colpito Odisha nel 1999 e ha causato enormi distruzioni, con la perdita di più di  10.000 vite umane, era conosciuto semplicemente come il super-ciclone.

Il sistema di denominazione dei cicloni atlantici (noti come uragani o tifoni), è una pratica piuttosto vecchia, ma dare nomi ai cicloni che hanno avuto origine nell'Oceano Indiano settentrionale, che colpiscono i paesi dell'Asia meridionale, è una pratica iniziata solo alla fine del secolo scorso. Il sistema è stato formalizzato in una riunione del World Meteorological Organisation (WMO) e lo United Nations Economic and Social Commission for Asia and the Pacific (ESCAP) nel 2000, e il primo nome ai cicloni è stato dato nel 2004.

Otto nord paesi dell'Oceano Indiano, in particolare, Bangladesh, India, Maldive, Myanmar, Oman, Pakistan, Sri Lanka e Thailandia, sono stati invitati a contribuire a dare dei nomi, di modo che fosse possibile compilare un elenco. Ogni paese ha dato otto nomi, così si è combinato un elenco con 64 nomi. Questa lista è attualmente in uso, e tutti i cicloni derivanti dall'Oceano Indiano del nord sono nominati in questa lista. Quasi 38 o 39 nomi dall'elenco sono stati utilizzati, ma dal momento che molti cicloni nascono e muoiono prima che tocchino terra, i loro nomi raramente figurano sui giornali o altri media.

I nomi che le persone conoscono e ricordano sono, naturalmente, quelli dei cicloni più distruttivi, o molto recenti. Aila, del 2009 è ricordato con brivido per l'enorme distruzione che ha causato nel Bengala Occidentale e nel Bangladesh; Phaillin, anche per i danni che ha causato quando ha colpito la costa di Odisha nel 2013. Due cicloni innocui, che potrebbero anche rimanere nella memoria della gente, sono quelle più recenti del 2014 - Hudhud, che ha minacciato la costa orientale dell'India e Nilofar, che avrebbe dovuto devastare la costa occidentale, ma che, per fortuna, non è accaduto.

I nomi nella lista dei cicloni sono di solito parole che si associano con i temporali; parole che significano acqua, vento o fulmini nelle varie lingue nazionali. A volte sono i nomi di altre cose, ad esempio uccelli, fiori o pietre preziose. Il nome 'Aila', conferito dalle Maldive significa 'fuoco', il nome 'Phaillin' dalla Thailandia significa zaffiro, il nome di 'Hudhud' segnalato dall' Oman è il nome di un uccello, probabilmente l'upupa, e il nome di 'Nilofar', dal Pakistan, è il nome Urdu del loto o giglio di acqua. Gli otto nomi suggeriti dall'India, e che sono nella lista dei 64, sono Agni, Akaash, Bijli, Jal, Leher, Megh, Sagar e Vayu, il che significa in questo ordine, fuoco, cielo, fulmini, acqua, onda, nube, mare e vento. Cinque di questi nomi (cioè, fino a Leher) sono stati utilizzati finora.

Nell'ultimo decennio o poco più, con il riscaldamento globale che provoca un gran numero di eventi meteorologici estremi, i cicloni sembrano verificarsi con una frequenza spaventosa. Adesso però, basta evocare il nome del ciclone e per tanta gente, che ha vissuto l'impatto su di se, sembra sia diventato più facile rammentare. Forse è perché siamo diventati più bravi nella gestione delle catastrofi, e/o perché, dando un nome al ciclone, rende più facile poi diffondere la parola. Che sia la denominazione di questi "venti selvaggi" a darci l'illusione di aver domato l'indomabile?

Al momento, il NASA's Aqua satellite ha catturato l'immagine del ciclone tropicale Bansi al largo del Madagascar. Una sua pericolosa intensificazione attorno alle Mauritius, con venti violenti rischiano di spazzare diversi atolli a nord dell’arcipelago

Liberamente tratto da www.thehindu.com/

Immagine: en.indian-ocean-times.com/

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