Svalbard, la dispensa per l'umanità futura


In una fetta di Norvegia, nell'arcipelago delle Svalbard, c'è l'isola di Spitsbergen, scoperta dal navigatore olandese Willem Barents che la battezzò, appunto Spitzbergen (Montagne aguzze).

Benchè appartenga alla Norvegia, l'isola del Mar Glaciale Artico, distante 1200 chilometri dal Polo Nord, ha goduto di diritti speciali per l'attività industriale dei russi sin dai tempi del periodo sovietico; un po' meno oggi, visto che il grandioso progetto della Banca dei semi è stato voluto fortemente dal governo norvegese.

Pur non essendo, di per se, un esperimento scientifico, la massiccia banca dei semi,  la cosiddetta "The doomsday vault" (la volta del giorno del giudizio), situata in un bunker inaccessibile, ha delle implicazioni scientifiche, specie se vi fosse un evento catastrofico che cancellasse le banche del seme esistenti.

Per ogni varietà vegetale esistente sul pianeta c'è una piccola quantità di semi conservati in condizioni stagne, ermetiche, protette nella maniera migliore, di modo che possono durare molto tempo. Insomma, nel caveau, c'è una copia di tutte le piante del mondo in caso di catastrofi nucleari e non.

Il caveau è un immenso frigorifero ipertecnologico, lungo 27 metri con porte di acciaio resistenti ad una eventuale guerra nucleare. Costato 9 milioni di dollari ha la capacità di stoccare 4 milioni e mezzo di varietà di colture per un conto totale di 2 miliardi e mezzo di semi.

In realtà, ogni nazione ha una collezione delle proprie colture conservate in istituti appositi (banche dei semi).

Sino ad ora, questo caveau è servito, in alcuni casi di danni molto ingenti generati da tifoni e altri eventi atmosferici oppure danni da guerra: in Afghanistan, in Irak e in Siria, le collezioni di quei Paesi sono state distrutte dalla guerra. Per fortuna, avevano già depositato la copia del loro materiale nel bunker.

Senza aspettare una catastrofe naturale, sono tanti gli utilizzi possibili del caveau delle Svalbard nell'immediato futuro: aumento della temperatura, aumento della reddità, impoverimento del suolo. In tutti questi casi è necessario ritornare alla diversità a disposizione in queste banche dei semi e utilizzare la variabilità genetica per produrre nuove varietà più adeguate alle nuove esigenze.

L'immagine tratta da www.theguardian.com mostra il bunker nelle Svalbard, con il suo display in fibra ottica sopra l'ingresso..