Dopo l'esplorazione del Sistema Solare, ora tocca alle profondità marine e alle loro ricchezze


Dopo l'entusiasmante esplorazione spaziale, cominciata con l'ammaraggio sulla Luna e continuata con sonde e satelliti tecnologici di alta precisione, nei decenni a seguire l'uomo ha visitato tutti i pianeti del nostro Sistema solare, ultimo Plutone, di cui abbiamo scritto. Poi ci sono altri pianeti extra galattici, come l'ultimo Kepler 452B, avvistato con il telescopio spaziale Kepler, che ci danno l'entusiasmo di continuare su questa affascinante strada.  

Ma non per questo ci si è dimenticati di esplorare le profondità marine. L'oro blu copre il 72 per cento della superficie terrestre, ed è stato esplorato meno del 10 per cento. Per questo, resta ancora un mondo in gran parte sconosciuto al genere umano. Sappiamo però che nei mari del mondo, a causa del cambiamento climatico, parecchie isole sono in grave pericolo di inondazioni.

Adesso però, bisogna considerare anche un'altra cosa non meno importante.

Gli oceani coprono gran parrte del mondo e le loro profondità glaciali sono conosciute per contenere vasti giacimenti non sfruttati di minerali preziosi. Questi tesori dell'abisso, però, sono sempre stati fuori portata per le industrie minerarie.

Ma ora, una nuova era marina, alimentata dai progressi tecnologici nella robotica e nella contrazione di depositi, si va facendo, discretamente, spazio.

L'aumento della domanda di rame, cobalto, oro e gli elementi delle terre rare vitali nella produzione di smartphone e altri prodotti high-tech potrebbe significare una rincorsa nel buio dei fondali marini, a migliaia di metri sotto le onde.

La International Seabed Authority (ISA), è un organismo intergovernativo che opera sotto l'egida delle Nazioni Unite con sede a Kingston, in Giamaica, istituito nel 1994, e regola le attività minerarie connesse con il fondo marino internazionale, oltre alla giurisdizione nazionale, un'area che comprende la maggior parte degli oceani del mondo.

L'ISA, dunque è l'unico organismo che può rilasciare i contratti per l'esplorazione dei fondali marini, e nella riunione di ieri a Kingston, the Council of the International Seabed Authority (ISA) ha adottato le procedure e i criteri per l'estensione di un piano di lavoro approvato per l'esplorazione dei fondali marini e ha preso atto del progetto quadro per lo sfruttamento delle risorse minerarie nell'area.

Gli ambientalisti allarmati avvertono che la fragile biodiversità del profondo dell'oceano deve essere protetta. Inoltre, restano ignoti i rischi derivanti dall'estrazione dei minerali.

"Il ritmo di attività è aumentato drammaticamente negli ultimi cinque anni, "ha detto Michael Lodge, vice segretario generale delle Nazioni Unite a Kingston, che si occupa delle profondità marine, e ha il compito di regolamentare la nuova frontiera delle miniere.
"Stiamo vedendo che il settore privato, investe in grande stile".

L'agenzia ISA, presiede fuori delle acque territoriali esclusive dei singoli paesi. Finora, ha emesso 27 contratti di esplorazioni, la maggioranza di loro risale a partire dal 2011. I contratti di 15 anni consentono una prospezione mineraria su oltre un milione di chilometri quadrati di fondale degli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano.

I governi e le società private hanno cominciato a muoversi rapidamente e valutano i depositi, che gli addetti ai lavori prevedono di commercializzare entro i prossimi 5 anni, utilizzando collettori robot dotati di telecamere e sensori sonar insieme a sistemi di tubi che assorbono i minerali frantumati alle navi.

Nel corso dell' incontro di questo mese in Giamaica dei rappresentanti di quasi 170 stati membri, l' ISA ha avviato la stesura di una disciplina in materia di sfruttamento commerciale dei metalli e dei minerali del fondo marino. La sessione si è conclusa venerdì.

Un gruppo di scienziati internazionali, in un articolo del 9 luglio sulla rivista Science, ha esortato l'ISA a fermare temporaneamente  l'autorizzazione di nuovi contratti di sfruttamento in cui sono stabilite le "aree marine protette" in settori di intervento per il settore minerario.

"Lo dobbiamo alle generazioni future per garantire che noi pensiamo prima di agire e di acquisire una conoscenza approfondita dei potenziali impatti delle attività minerarie nelle profondità marine prima di consentire ogni estrazione", ha detto Matthew Gianni, co-fondatore della Deep Sea Conservation Coalition , che ha inviato osservatori alle 21a sessione di ISA a Kingston.

Ma nonostante gli avvertimenti, in questi ultimi giorni l' ISA ha autorizzato il suo ultimo contratto di esplorazione, di 72,745 chilometri quadrati nel Pacifico, il quarto per la Cina, per consentire che operasse la China Minmetals Corp from Pechino.

L'unica grande potenza marittima che non ha ratificato la convenzione sono gli Stati Uniti,
in cui i legislatori hanno sostenuto che avrebbe potuto incidere sulla sovranità economica e militare del Paese. Il Dipartimento degli Interni ha concesso licenze di esplorazione nel Pacifico per Lockheed Martin Corp., una società statunitense che ha anche collaborato con il Regno Unito, membro ISA, con la creazione di una filiale mineraria in alto mare.

Finora, la maggior parte dei contratti ISA sono stati emessi per i profondi piani abissali del Clarion-Clipperton Fracture Zone, una vasta area dell'Oceano Pacifico al largo del Messico e Stati Uniti. A una profondità di 4.000 e 6.000 metri, nota per essere ricca di noduli contenenti rame, cobalto, manganese e concentrazioni significative di elementi delle terre rare. Come parte di un piano ambientale, l'ISA ha salvato nove aree in questa zona, in cui è vietato operare.

Altre ambite aree di esplorazione contengono solfuri ricchi di rame formatosi intorno ai camini idrotermali e croste nere cobalto createsi lungo le pendici delle montagne sottomarine e le catene montuose vulcaniche. Queste aree biologicamente complesse si trovano nel Pacifico occidentale, Atlantico e Indiano.

La letteratura ISA stima che un sito sarebbe in grado di fornire fino al 25 per cento del mercato complessivo annuo per il cobalto. "Le concentrazioni di minerali che si trovano nei fondali marini sono molto più ricche di quelle rimaste a terra. Quindi, la domanda è destinata solo ad aumentare," ha detto Michael Lodge.

Douglas McCauley, ecologista e biologo della University of California, Santa Barbara, ha detto che l'industria mineraria ed altre attività industriali come l'energia basata sugli oceani e l'agricoltura stanno ad indicare che l'umanità è sul punto di lanciare una rivoluzione nel settore nautico.

Tuttavia, prima di cominciare a "infastidire con lunghe perforazioni i fondali marini", sarebbe opportuno conoscere meglio le biodiversità che li compongono e andarci piano sullo sfruttamento dei contratti, studiando soprattutto l'impatto di questa febbrile attività mineraria che si sta realizzando.


Immagini: www.dailyastorian.com -  www.jamaicaobserver.com/
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