Parigi Cop21: l'ultima chance per cambiare le cose...


"Non appartiene all'uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo" (Geremia 10:23). 

Nel corso dei secoli i passi dell'uomo sono spesso stati fallaci. L'uomo non potrà mai liberarsi delle sue ambizioni, dei suoi sogni di gloria, dei suoi interessi personali, del suo sentirsi onnipotente. Seguendo i suoi istinti l'uomo ha sempre avuto voglia di dominare, di contrastare, d'imporsi con violenza sugli altri, di scatenare guerre, di fregarsene del pianeta che ha continuato a saccheggiare, inquinare, impoverirlo delle sue risorse, agendo di solito insensatamente. Per fortuna il pianeta Terra ha dimostrato una straordinaria resistenza e stabilità nell'ospitare la vita, almeno fino ad ora. Ma se si continua così, con questo caldo bestiale che toglie il respiro, se l'uomo non porrà regole nuove, più efficaci, non si sa bene come andrà a finire.

Attualmente ogni anno viene emessa una quantità esorbitante di anidride carbonica in atmosfera corrispondente a 36 miliardi di tonnellate. Questo gas in parte si scioglie negli oceani generando una serie di problemi come l'acidificazione delle acque e un'altra parte si accumula in atmosfera ed è quella CO2 che va ad aumentare l'effetto serra naturale facendo così aumentare anche la temperatura.

Tuttavia, se queste alte temperature, questi mari che lessano i pesci, questo allarmante aumento del livello del mare, questa deforestazione selvaggia, questi repentini cambiamenti climatici che causano uragani, tsunami, cicloni tropicali, super-tifoni mettendo a repentaglio la vita di centinaia di milioni di persone non si placano... allora sarà dura ma molto dura. Oltre ciò, secondo uno studio indiano indipendente sull'impatto dei cambiamenti climatici sulla resa dei raccolti, se i problemi derivanti dal riscaldamento globale non saranno affrontati in maniera adeguata, entro il 2050, circa 200 miliardi di dollari del valore di colture in grano, riso e mais andrà perduto.

Stavolta, auguriamoci che il senso di responsabilità dell'uomo prevalga e che sappia dirigere i suoi passi nella giusta direzione. Per saperlo non ci resta che attendere la fine dell'anno, quando a Parigi,  dal 30 novembre all'11 dicembre, nel corso della Conferenza mondiale delle Nazioni Unite per la riduzione dell'emissioni di gas a effetto serra (COP 21) dovrebbero essere poste delle nuove regole vincolanti, che a differenza del Protocollo di Kyoto, il quale coinvolgeva solo una parte dei Paesi del mondo, stavolta interesserà, in un accordo vincolante sulle emissioni di gas a effetto serra, tutti i governi del mondo (circa 194 stati sovrani), che dovrà tener conto delle differenze tra i Paesi più ricchi e quelli in via di sviluppo, i quali dovrebbero svilupparsi in un modo nuovo senza ripetere gli errori degli altri sul loro stile di vita occidentale.

Cop21 sarà una conferenza cruciale, dove un nuovo accordo internazionale sul clima, applicabile a tutti i paesi, avrà l'obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 ° C.

La posta in gioco è alta: l'obiettivo è raggiungere, per la prima volta, un accordo universale, un accordo giuridicamente vincolante che permetterà di combattere efficacemente i cambiamenti climatici e promuovere il processo di transizione verso un economia resiliente e a basse emissioni di carbonio. Per raggiungere questo obiettivo, il futuro accordo deve concentrarsi anche sulla riduzione dei rischi - vale a dire, gli sforzi per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra al fine di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 2 °C - e l'adattamento delle società ai cambiamenti.  Questi sforzi devono tener conto delle esigenze e capacità di ciascun paese. L'accordo entrerà in vigore nel 2020 e dovrà essere sostenibile per permettere un cambiamento a lungo termine.

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