Il grande gioco dell'Artico


L'Artide è l'insieme delle terre e dei mari che si estendono intorno al Polo Nord al limite del Circolo polare artico. Comprende gli estremi lembi settentrionali dell'Europa, dell'Asia e dell'America. La regione artica ha ricchissimi giacimenti minerari: carbone, petrolio, stagno, oro, uranio. Queste risorse stanno diventando sempre più accessibili a causa del progressivo scioglimento dei ghiacciai che stanno restringendo la calotta polare. Il loro sfruttamento fa gola alle potenze regionali che stanno scaldando i motori. Russia, Norvegia, Canada, Danimarca e Stati Uniti hanno già rivendicato i loro diritti sul territorio della regione.

Il recente viaggio del presidente Barack Obama in Alaska ha messo in evidenza la politica estera di vitale importanza, così come le sfide ambientali. Tuttavia, le difficoltà che si presentano nella regione artica, innegabilmente, sono gravi.

La Russia, guidata dal presidente Vladimir Putin riveste un ruolo di leadership internazionale, e ha già creato la sua "fortezza mobile" sulla costa settentrionale. Nel mese di agosto, la Russian Geographical Society  e la compagnia petrolifera Rosneft hanno organizzato una conferenza internazionale a Mosca dove hanno partecipato circa 1.000 persone. Grande enfasi sulla situazione artica.

Anche gli Stati Uniti stanno affilando le armi per entrare da protagonisti nel grande gioco artico. Pure la Cina sta aumentando le proprie capacità e la presenza nella regione attraverso la costruzione di navi rompighiaccio e la distribuzione di navi militari al largo delle coste dell'Alaska.

Secondo le stime, la posta in gioco nella regione artica vale circa il 15% del petrolio rimanente del mondo, fino al 30% dei suoi giacimenti di gas naturale, e circa il 20% del suo gas naturale liquefatto si trovano nel fondo marino dell'Artico. Inoltre, una rotta di navigazione globale attraverso il ghiaccio sottile dell'Artico sarebbe notevolmente superiore rispetto agli attuali percorsi attraverso il Canale di Suez.

Ci si aspetta che i conflitti ambientali e territoriali tenderanno a moltiplicarsi. Le controversie sorte tra Russia, Canada e Danimarca sul controllo del Lomonosov Ridge, la maggior parte del quale si trova in acque internazionali, la dicono lunga sul clima che si respira. Sul Lomonosov Ridge, dal 2001 la Russia ne rivendica i diritti.

Il Lomonosov Ridge è una formazione sottomarina, un crinale lungo 1.800 km, che divide l'Oceano Artico in due grandi bacini: il bacino di Eurasia e il bacino Amerasia. Il secondo è più di 4.000 metri di profondità, mentre il suo omologo eurasiatico misura 3.400 metri. La cresta si erge a 1.800 - 3.400 metri dal fondo del bacino. E, insieme al resto della regione artica, contiene vaste riserve di combustibili fossili e minerali. Mentre in precedenza, queste risorse sono state considerate troppo inaccessibili per una estrazione redditizia, il riscaldamento globale sta cambiando il gioco.

Tuttavia, sul Lomonosov Ridge, è difficile determinare come le pretese territoriali si sovrappongono sul crinale specifico. La pretesa russa del 2001 comprendeva la parte del Lomonosov Ridge che si estende dalla costa russa fino al Polo Nord. Ma, certamente, la chiave della soluzione si trova nell'ottenere la prova scientifica che il Lomonosov Ridge è il prolungamento sottomarino della loro piattaforma continentale.

Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le nazioni costiere possono rivendicare diritti economici esclusivi alle risorse naturali  sotto il fondale marino fino a 200 miglia nautiche (370 km) al di là del loro territorio terrestre. Ma se la piattaforma continentale si estende oltre quella distanza, il paese costiero dovrà fornire la prova ad una commissione delle Nazioni Unite, alla quale spetterà formulare, in seguito, un limite esterno.

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