Amazzonia: la mattanza dei taglialegna sugli ambientalisti continua...



Brutte news dal Brasile. Sembra che gli attivisti ambientali siano diventati una specie minacciata di estinzione.

Nel vasto Paese sudamericano, almeno 477 ambientalisti sono stati uccisi tra il 2002 e il 2014, la maggior parte di loro morti per la difesa della foresta pluviale.

Raimundo Santos Rodrigues è morto difendendo la foresta che tanto ha amato. E' accaduto un pomeriggio di fine agosto. Rodrigues e sua moglie erano sulla via di casa presso il Gurupi Biological Reserve, una riserva biologica nello Stato di Maranhão, quando due uomini sono usciti dalla fitta foresta e hanno iniziato a sparare, colpendo l'ambientalista e sua moglie. La loro moto è andata fuori controllo e si è schiantata. Gli assassini, dice il rapporto, si sono poi  avvicinati a Rodrigues, che aveva 12 pallottole in corpo, e lo hanno pugnalato con un machete. Sua moglie, Maria da Conceicao Chaves Lima, è sopravvissuta.

Rodrigues, 54 anni, stava proteggendo la foresta e la sua comunità, come aveva fatto per molti anni.

In Brasile, sta diventando sempre più pericoloso: secondo la britannica NGO Global Witness, almeno 477 ambientalisti sono stati uccisi tra il 2002 e il 2014, quasi uno ogni settimana e circa la metà di tutti gli attivisti ambientalisti uccisi in tutto il mondo in quel periodo.

La pressione sulle risorse naturali aumenta, i difensori in prima linea sono diventati vulnerabili. È particolarmente grave in America Latina, dove vi è una mancanza di attenzione per i crimini contro l'ambiente e coloro che cercano di proteggerlo.

La maggior parte delle vittime brasiliane sono state uccise nella zona della foresta pluviale amazzonica. La maggioranza erano attivisti con le comunità indigene nel tentativo di salvare le loro foreste da taglialegna, minatori e allevatori di bestiame.

La proprietà terriera in Brasile è tra la più concentrata e diseguale nel mondo, che porta a conflitti tra poveri agricoltori o comunità indigene e "latifondisti ben collegati su chi ha il diritto legale di foreste e terra", dice il rapporto di Global Witness. I poveri contro i potenti. Pistole e muscoli. La polizia è assente, complice o troppo debole per affrontare le bande armate.

Tica Minami, un attivista forestale di Greenpeace Brazil, prevede che il numero degli attivisti assassinati è ancora più elevato di quanto stimato  dal momento che molti casi non vengono segnalati. "Accade così nel folto delle foreste che a volte può (prendere) giorni o settimane affinchè le notizie escano."  In genere, i problemi iniziano con taglialegna illegali che a volte radono al suolo centinaia di ettari di alberi in una sola volta.

Le nuove aree che sono state deforestate diventano, quindi, calamite per gli allevatori di bestiame e coltivatori di soia, infiammando ulteriormente coloro che vivono nelle vicinanze. La legge, dicono gli attivisti internazionali, non è in grado di riconoscere i diritti delle comunità indigene, e anche se così fosse, non hanno le risorse finanziarie per una battaglia legale. Minami dice la gente solitamente non sa che cosa sta succedendo finché si sente il rombo di bulldozer.

"Coloro che vivono nelle foreste tendono a far fronte a queste persone," dice. "Questa è la loro terra, la loro cultura e là è in gioco la loro fonte di sostentamento. E quando è in pericolo, il loro primo istinto è quello di combattere coloro che vogliono distruggerla." Ma questo è pericoloso, dice l'attivista di Greenpeace.

Mesi fa, disboscatori illegali tra la frontiera del Perù e la frontiera brasiliana hanno erroneamente abbattuto quello che gli esperti sostengono fosse l'albero più antico del mondo (immagine a lato). L'albero gigante Samauma, per gli esperti, aveva oltre 5.800 anni ed era alto circa 40 metri. Era una parte importante del paesaggio culturale delle tribù d'innumerevoli generazioni di nativi che hanno assistito alla lunga durata dell' albero includendolo nella propria cultura.

Immagini:  www.ibtimes.co.uk - worldnewsdailyreport.com