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Donald Trump e il cambiamento climatico


Mentre é in corso il COP22 a Marrakech, in Marocco, l'attenzione mondiale si volge alla clamorosa entrata sulla scena mondiale del nuovo Presidente degli Stati uniti d'America, Donald Trump. Del resto, visto il rapporto non buono che il presidente eletto pare avere con il cambiamento climatico, e considerato che l'incontro di Marrakech consiste più che altro nel mettere a punto alcune questioni procedurali in discussione in relazione all'aspetto attuazione dell'accordo di Parigi, pare scontato che Trump avrà la precedenza sulle notizie in fatto di cambiamenti climatici e immigrazione.

La presidenza di Donald Trump, avvertono gli scienziati del clima, sarà un disastro per il pianeta. Le increspature  del nuovo presidente americano sono di vasta portata, ma mai prima d'ora l'arrivo di una amministrazione della Casa Bianca ha posto in gioco, in termini così deflagranti, la vivibilità della Terra. 
 

C'è da strabuzzare gli occhi all'idea che il neo presidente americano ha promesso di spazzare via il quadro sul clima, faticosamente costruito nell'arco dei due mandati di Barack Obama. A rischio è l'accordo di Parigi, entrato in vigore da un paio di settimane ed attualmente in lavorazione a Marrakech, la chiave di volta della politica di riduzione delle emissioni di Obama, spazio all energia pulita.

Tuttavia, per quanto Trump possa essere demonizzato, assieme all'intero Congresso degli Stati Uniti, in mano ai repubblicani, notoriamente meno propensi al tema ecologico, anche se, certamente,non  credo che la presidenza Trump peggiorerà la situazione climatica.

Si dice che se Trump dovesse mantenere tutte le sue promesse, di cui ha reso edotto il mondo durante l'intera campagna presidenziale, il cambiamento climatico continuerà incontrollato. Il 22 ottobre a Gettysburg, Pennsylvania, Donald Trump  ha illustrato anche nei particolari, il programma dei suoi primi cento giorni alla Casa Bianca. Dalla intenzione di rinegoziare il trattato di libero scambio nord americano al ritiro degli USA dal partenariato Trans-Pacifico (TPP), dalla revoca delle restrizioni alla produzione di energie fossili al rilancio del progetto dell'oleodotto dal Canada agli Stati Uniti Keystone XL sul quale Obama aveva messo il veto nel febbraio del 2015, nonostante cinque studi e 17.000 pagine di analisi scientifica da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno concluso che Keystone XL non contribuirebbe in modo significativo al cambiamento climatico, e avrebbe un impatto minimo per l'ambiente. 



Secondo un ex funzionario dell'amministrazione del presidente George W. Bush, vicino al team di Trump, la squadra di transizione di Donald Trump è alla ricerca di nuove idee sulle infrastrutture energetiche, nella speranza che i  controversi  progetti pipeline come Keystone XL e Dakota Access possono avanzare rapidamente nel momento in cui sarà a tutti gli effetti il 45° Presidente degli Stati Uniti d'America, e avrà i pieni poteri.

"Penso che vedrete un sacco di cambiamenti dopo il 20 gennaio", ha detto Brigham McCown, ai tempi di  George W. Bush ex capo del PHMSA (Department of Transportation's Pipeline and Hazardous Materials Safety Administration), il che rafforza la sicurezza del pipeline.

Aspramente contestati i progetti sui combustibili fossili Keystone development e  DAPL (Dakota Access Pipeline), che la compagnia petrolifera Enbridge intende costruire tra gli impianti di estrazione in North Dakota e Illinois),  causa di un clamore senza precedenti tra le tribù dei Lakota Sioux di Standing Rock, in North Dakota (USA), discendenti diretti di Toro Seduto, distruggendo o danneggiando irreparabilmente numerosi siti archeologici, antichi siti di sepoltura e luoghi sacri ai Nativi da tempo immemorabile. 

D'altronde sono in molti  a sostenere che "se Trump cercasse di tornare indietro sui cambiamenti climatici, sarà lui a subirne le peggiori conseguenze, poichè è facile pensare che non solo le città americane ma del mondo intero vedano calare nelle piazze, nelle strade l'orda selvaggia di una massa organizzata di persone che lo combattero nei tribunali, nel Congresso e nelle strade." 

Di fronte ad un mondo che lo contesta e lo contesterà senza alcuna tregua Donald Trump, potrebbe attorniarsi di saggi esperti, che esistono anche tra i conservatori, poichè molti di loro non credo abbiano intenzione di distruggere il clima della Terra (ed anche altri che non prendono sul serio i cambiamenti climatici),e poter scegliere saggiamente il da farsi . Il suo negazionismo climatico potrebbe rivelarsi l'impronta duratura della sua inaspettata presidenza.
Perchè anche se Trump ha attaccato l'energia eolica e solare, dice Kerry Emanuel, climatologo presso il Massachusetts Institute of Technology.,spera che Trump possa cambiare la politica vedendo gli Stati Uniti in ritardo economico. 

by "il professor echos.com"

 Immagine: fortune.com

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