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Guardiamo l'Africa... e buone feste a tutti

Stiamo vivendo un'epoca difficile, dove il crescente divario tra ricchi e poveri nel mondo fa una grande differenza.

In un discorso a Liverpool la scorsa settimana, Mr Carney, il governatore della Banca d'Inghilterraha, ha affermato: "La globalizzazione è associata a bassi salari, lavoro precario, società senza stato e disuguaglianze sorprendenti."Ci sono "disuguaglianze di ricchezza impressionanti" in molte economie avanzate, ha aggiunto.

La globalizzazione è il processo attraverso il quale tutte le parti del mondo stanno diventando sempre più economicamente e culturalmente interconnessi.


Ma in questo fantasmagorico scenario mondiale, dove denaro e potere stanno prevalendo, bisognerebbe occhieggiare altrove, dove la povertà va di pari passo alla vergogna di un mondo che non ha più occhi per guardare. 

Guardiamo l'Africa, il grande continente di domani. Negli ultimi due anni, il fallimento del raccolto in Africa ha portato a carenze alimentari devastanti; in tutto il continente, quasi 50 milioni di persone oggi hanno bisogno di aiuti d'emergenza. Sette paesi hanno dichiarato lo stato di calamità, e l'Etiopia sta affrontando la peggiore siccità degli ultimi 50 anni. Nel frattempo, il Sud Africa sta avendo una delle sue stagioni più secche in più di 35 anni.

La causa immediata della più grande crisi alimentare del mondo in molti anni è stato El Niño, il fenomeno naturale che si verifica ogni pochi anni, interrompendo modelli meteorologici in tutto il mondo. Quello che era iniziato nel 2014 e proseguito con quest'anno ha portato a registrare temperature e siccità diffuse seguite da inondazioni. La ricaduta umana è stata estrema malnutrizione e malattie.

Ma questa crisi alimentare non può essere attribuitA esclusivamente a cause naturali. Molti paesi africani e occidentali hanno incoraggiato gli agricoltori a coltivare e mangiare una sola coltura di base, il mais, che non è adatto alla siccità o alle temperature più calde.


E' previsto un picco nella crisi alimentare nel corso dei prossimi due mesi, ma i governi di tutto il mondo si sono impegnati solo per la metà del denaro necessario a sfamare tutti. Ma per molti si muore di fame, milioni di bambini saranno malnutriti, e questo, a lungo termine, influenzerà negativamente la loro istruzione e salute.

"Non abbiamo semi, siamo senza cibo", scrive sul The Guardian, l'autore di questa inchiesta, riferendosi ad una  donna nel sud del Malawi cui le era morto il marito da una settimana e aveva quattro figli da sfamare. Non aveva mangiato tutto il giorno. Non aveva l'HIV ne la forza, ma doveva lo stesso trovare il cibo: Andò a lavorare  nei campi.

Gli aiuti umanitari sono risicati. Quello che consegnano dovrebbe durare un mese, invece ne dura la metà. Molti nel sud del Malawi si arrangiano mangiando anche le ninfee che sbocciano nei campi...

Siamo giunti a Natale, la festa che dovrebbe significare molto per quasi tutti nel mondo, ma anche il Natale è ormai diventato una festa consumistica e poco rimane nei cuori.

Da oggi il sottoscritto si prende una pausa d'un mese, due mesi, tre mesi, chissà... 

Continuate a leggermi, oltre che su questo blog di Google, anche sul mio sito personale Il professor echos.com. Ci sono un sacco di post interessanti.

Perciò auguro a tutti sin d'ora UN SERENO NATALE E UN BUON PRINCIPIO DELL'ANNO CHE VERRA' (grande Lucio!).

Immagine by//www.worldbulletin.net/

SUL POST DELLA DOMENICA: Un anno che va (meno male) e un anno che viene 

 

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