Cina: la grande muraglia verde

Se si visita Pechino in primavera e sperimenti le tempeste di polvere che si abbattono sui residenti che corrono via a proteggersi la testa con sacchetti di plastica, non si può che rimanere sorpresi di constatare che la città un giorno potrebbe essere inghiottita dal deserto di Gobi. Solo a 150 km i venti soffiano verso la capitale portando con se la sabbia del deserto calcolata in 2 km l'anno, con dune che delimitano il confine alte oltre i 30 metri. Nella loro scia, queste enormi tempeste di polvere hanno lasciato dietro di se intere città abbandonate e milioni di profughi ambientali. Inoltre hanno portato effetti bizzarri meteorologici, quali venti neri e piogge di fango, che attraversano il Pacifico giungendo sotto forma di granelli di pioggia su Vancouver o portare tramonti irreali a San Francisco.

Il problema è l'eccessivo disboscamento e la deforestazione che ogni mese ruba 200 kmq di terre coltivabili alla Cina che si trasformano in deserto. Il governo cinese ha stanziato 6,8 miliardi di dollari per piantare un "muro verde" di alberi tra Pechino e la sabbia, lungo 5700 chilometri. Sarà più lungo della Grande Muraglia. Nell'ambito del progetto il governo paga i coltivatori per piantare gli alberi e rivendica una parziale vittoria malgrado i problemi continui, quali la morte degli alberi, l' eccesso di irrigazione, l'erosione e la corruzione.

La China's State Forestry Administration afferma che la desertificazione è rallentata annualmente da più di 10.400 kmq alla fine del secolo scorso, a circa 3000 kmq del 2001. Ma mentre la frequenza di sabbia è apparentemente diminuito dal 1990, la loro intensità è aumentata: una tempesta nel 2006, secondo le stime, ha portato 330.000 tonnellate di polvere sulla capitale. Nel 2006 la Cina ha deciso di collaborare con i paesi limitrofi per combattere la desertificazione nel nordest dell'Asia.

Fonte: books.google.com/
Immagine: dsc.discovery.com/